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Intervju

Adriana Mirzac: Il buon cibo è una terapia che ti da le energie e la serenità d’animo

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Abbiamo parlato con Adriana Mirzac, nota come Dana Boschetto, la cui pagina instagram @danasfoodtherapy è proprio una galleria artistica di ricette sia italiane sia internazionali.

Iniziamo parlando del nome del tuo blog “Dana’s food therapy”. Perché hai scelto proprio questo nome?

In realtà è un nome nato in modo naturale, quasi per caso. Mentre progettavo i dettagli per aprire il blog di cucina, con l’aiuto di mia sorella, ci siamo chieste quale fosse il nome adatto, che mi rappresentasse davvero. “Dana’s food therapy” è stata la prima scelta, senza ombra di dubbio. Volevo trasmettere un messaggio semplice: qui parliamo del buon cibo e del modo in cui mi fa star bene, come se fosse una terapia che ti da le energie e la serenità d’animo.

 

Tu nella vita sei psicologa, puoi dirci in che modo il cibo puo’ essere usato come terapia?

Senza entrare in merito a quelli che sono i disturbi del comportamento alimentare, che vanno trattati da professionisti del settore, a parer mio, il cibo è terapeutico perché è veicolo di emozioni. Pesiamo a quando un cibo ci trasporta alla nostra infanzia. Così come il cibo è condivisione, e quale terapia migliore dello stare con le persone che ci fanno stare bene, che ci rendono felici, e condividere con loro un bel piatto di pasta, o una pizza tra una chiacchiera e l’altra. Infine, il cibo è ricompensa o incentivo. Quanti, dopo un evento impegnativo, come un esame o una dura giornata di lavoro, non vedono l’ora di concedersi una bella cena di sushi? Il cibo è terapeutico quando fa bene all’anima.

 

Dall’altra parte, però, può essere una “terapia negativa”, ad esempio le abbuffate da stress?

Si, purtroppo non tutti hanno un rapporto positivo con il cibo, e non dobbiamo sottovalutare queste situazioni difficili per chi ci sta vicino. Anche se può capitare a tutti noi di avere dei periodi in cui il cibo è un modo per consolarsi o per placare lo stress. Quello che mi sento di dire è che, se sono episodi che diventano abitudinari e creano difficoltà nella vostra vita, non esitate a chiedere aiuto.

 

Tornando al concetto di terapia, secondo te si trova anche nella preparazione dei piatti o solo godersi il piatto finito?

Parte decisamente dalla preparazione. La preparazione è una terapia per sé stessi, il condividere il cibo è terapia con e per gli altri. Personalmente, preparare da mangiare è prendermi del tempo per me, chiedermi in cosa voglio cimentarmi, preparare gli ingredienti, maneggiarli, assaporarli, rilassarmi pensando all’amore che metto in ogni piccolo gesto. Quando condivido il cibo, che sia per il mio compagno o per i miei amici e famigliari, è donare loro il mio tempo e la mia passione. Vederli felici e con le pance piene mi da gioia.

 

 

 

La preparazione del cibo è un’arte, anche tu la percepisci come tale? Se si in che modo?

Si, sicuramente è un’arte meravigliosa, complessa per certi versi, ma meravigliosa. E a parlarne in questi termini mi viene in mente quanto è bello vedere qualcuno cucinare, imparare dai suoi gesti, dalla sua esperienza. In particolare credo che l’arte stia nella ricerca degli ingredienti, degli abbinamenti azzardati e delle tecniche di cottura. Se penso ad abbinare queste due parole, arte e cibo, penso ad un cuoco che dipinge nel piatto la sua opera, fatta di cibo, studio e passione.

 

Hai una tua ricetta di cui sei orgogliosa?

Senza ombra di dubbio il tiramisù. È il mio dolce preferito, e nel tempo ho raggiunto la consistenza che piace a me, tanto che non sempre riesco ad accontentarmi quando lo mangio fuori casa.

 

Qual è la tua ricetta preferita, quella che ti piace preparare di più? Perchè?

Dirne una sola è impossibile. Mi piace molto preparare la paella, i noodles, le torte saltate, le vellutate e le polpette. Dipende molto dal periodo che sto passando emotivamente, dai prodotti di stagione e dalle nuove ricette che scopro. In questo periodo, ad esempio, ho preso mano con i lievitati e mi piace molto preparare la pizza. Sperimento sui condimenti e la adoro perché lievita molto, è leggera e dopo la cottura è alta, morbida all’interno e croccante all’esterno… ecco mi vien fame solo a parlarne.

 

Questo è anche il tuo piatto preferito?

Faccio fatica anche ad avere un piatto preferito in assoluto. Sono passata dalla “dipendenza” da patatine fritte, a quella per il sushi, alla pizza, al pasticcio… anche se sì, non posso immaginare la mia vita senza la pizza una volta la settimana.

 

Hai mai fatto ricerche su cosa mangiavano i personaggi illustri?

Ricerche specifiche no, anche se in qualche documentario ho sentito di qual era l’alimentazione in passato (niente sprechi, prodotti stagionali…). E questo mi ha fatto riflettere sull’importanza di fare attenzione ai prodotti che acquisto.

 

Qual è l’errore più frequente quando si prepara il ragù?

Tralasciando le questioni “latte si, latte no” e “vino si, vino no”, sicuramente l’errore più grande, che prescinde dagli ingredienti che uno vuole usare, è la poca importanza che si da al tempo di cottura. Il ragù più cuoce meglio è. Ci vogliono almeno due di cottura. Dedicategli questo tempo, e il vostro sugo vi renderà felici.

 

A questo proposito, mangi pasta tutti i giorni?

No, la mangio due o tre volte la settimana, e sempre a pranzo. Mi piace variare con il riso ed i cereali, anche per una questione di alimentazione salutare. Cosi come mi piace provare diversi formati di pasta, con farine diverse e condimenti vari, in base alla stagionalità.

 

Tu bevi il cappuccino dopo mezzogiorno?

Adoro il cappuccino, e sì lo bevo a qualsiasi ora, soprattutto in compagnia di un pasticcino e un amico con cui chiacchierare.

 

Abbiamo visto che le persone durante il lock down dell’anno passato hanno riscoperto la cucina, secondo te qual è la pietanza che si preparava maggiormente?

Sì, c’è stato un boom di persone che hanno scoperto o riscoperto la gioia della cucina, in particolare per i dolci e la pizza. Infatti trovare il lievito in commercio era diventato una caccia al tesoro.


Nata nel 1991, Adriana Mirzac, chiamata Dana, ha trascorso i primi 9 anni della sua vita nella verde campagna della Moldavia. All’età di 9 anni si è trasferita con la madre e sorella minore in Italia, a Bassano del Grappa. Qui ha frequentato le scuole elementari, medie e l’indirizzo turistico presso il G.A. Remondini. Negli anni successivi si cimenta nello studio della psicologia dello sviluppo presso l’Università di Padova, dove consegue un Master nei disturbi dell’apprendimento e si abilita nel 2020.

Ha sempre lavorato con bambini e ragazzi e ne ha fatto il suo lavoro, come psicologa dello sviluppo.

Negli anni ha coltivato la passione per la cucina, nata inizialmente come gesto d’amore per famigliari e amici ma diventata poi un gustoso modo di mettersi alla prova. Da qui nasce il desiderio di condividere i suoi piatti con gli amanti della cucina, e, su suggerimento eaiuto della sorella grafica, nel 2019 apre la sua pagina “Dana’s food therapy”, nella quale raccoglie i suoi esperimenti e i piatti che più la emozionano.


intervistata da Milena Ilić Mladenović

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